La raccomandata: rifiuto, mancato ritiro presso l’ufficio postale, ritiro: cosa è meglio fare?

Spesso la tentazione principale rispetto ad una raccomandata è quella di non ritirarla. Questo nell’erronea convinzione che in questo modo sparirà anche il problema eventualmente sotteso ad essa.

In realtà non è così: vediamo perché.

Contenuto della raccomandata: multe, sanzioni, cartelle esattoriali e atti giudiziari.

Attraverso una raccomandata può pervenire corrispondenza di ogni tipo. Tra di essa rientrano anche le multe, le sanzioni, le cartelle esattoriali e gli atti giudiziari

Pur potendone predire il contenuto, in questo articolo affronteremo il tema della convenienza o meno di ritirare, rifiutare o non ritirare la raccomandata.

Rifiuto della raccomandata.

La raccomandata può essere rifiutata dal suo destinatario. In tal caso il postino annota il rifiuto e la notifica s’intende avvenuta in quella data.

Mancato ritiro della raccomandata.

Quando il postino non trova alcun soggetto che ritiri la raccomandata, lascerà un avviso che informa il destinatario che la lettera rimarrà in giacenza presso l’ufficio postale per un determinato numero di giorni, indicato nell’avviso medesimo. 

Inutilmente decorso tale termine, la raccomandata si intende notificata.

Ma allora è davvero una buona idea non ritirare la raccomandata o ignorare l’avviso di giacenza?

Ebbene no! E’ così, perché in tali casi interviene una finzione giuridica

Per l’effetto di essa, l’atto si considera comunque consegnato

In caso di rifiuto, si considera consegnato nel momento stesso del rifiuto, annotando il rifiuto. 

In ipotesi di mancato ritiro della lettera in giacenza, l’atto si considera consegnato in seguito all’inutile decorso dei termini previsti per la compiuta giacenza. Normalmente, questi ultimi sono di dieci giorni per gli atti giudiziari e di trenta giorni per le comunicazioni diverse.

E’ chiaro allora che non ritirando o rifiutando la missiva,  l’effetto sarà soltanto quello di non conoscere il contenuto della raccomandata. Ciononostante, decorreranno comunque i termini previsti al fine di eventuali opposizioni e impugnazioni. Si pensi al caso di una multa o cartella esattoriale che possono essere impugnate rispettivamente entro trenta e sessanta giorni dalla notifica con raccomandata.

Il caso particolare della residenza sconosciuta.

Si tratta del caso in cui alcuni soggetti che si aspettano di ricevere multe, sanzioni, cartelle e atti giudiziari, decidono di rendersi irreperibili. Ciò significa cioè, che essi indicano una residenza in un luogo in cui non si trovano e magari non apponendo nemmeno il loro nominativo sulla tabella dei campanelli, in modo da non comparire affatto.

Questo al fine di non ricevere comunicazioni sgradite.

Ma è davvero così facile evitare comunicazioni non desiderate?

Ebbene no. E’ così perché, anche se il destinatario pare non trovarsi in nessun modo, la notifica di un atto è comunque sempre possibile. Ciò affiggendo l’atto nella casa comunale dell’ultimo comune di residenza o, se questo è sconosciuto, del comune di nascita. In simili ipotesi, la notifica si considera eseguita  dopo venti giorni dall’adempimento di tali formalità.

Certo, il limite di una simile procedura sta nel fatto che la notifica sarà avvenuta solo formalmente, non garantendosi l’effettiva conoscenza del contenuto dell’atto. Ciononostante,  i termini e le altre conseguenze connesse all’intervenuta notifica si configureranno ugualmente.

Notifica attraverso la PEC-Posta Elettronica Certificata.

In simili ipotesi non è possibile sfuggire alla notifica: essa  si considera eseguita nella data e nell’orario di attestazione del sistema. Cioè, immediatamente dopo l’invio. A nulla rileva se il soggetto è abituato o meno a controllare questo tipo di posta o altro.

E se invece la notifica della raccomandata non è mai avvenuta?

Si tratta del caso opposto, in cui non è arrivata alcuna raccomandata notificatoria e per altri motivi si scopre di essere stati i destinatari di essa. 

Per approfondire ed appurare una simile scoperta, si può richiedere ed ottenere una copia della documentazione e della prova di notifica della stessa. Ciò si può chiedere al soggetto che ha emesso al notifica che può essere rappresentato dall’agente di riscossione, dal Tribunale e così via…

In questo tipo di casistica, può capitare che il soggetto interrogato è in grado di fornire solo un estratto del ruolo, cioè una stampa che riassume i dettagli dell’atto che il soggetto in questione ritiene di aver notificato. Essa, a tutela del destinatario, potrà essere impugnata direttamente, anche se riferita ad atti molto datati.

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