Parcheggio “selvaggio” e reato di violenza privata (610 c.p.)

In tema di parcheggi esistono svariate ipotesi in cui  un parcheggio “selvaggio” può integrare gli estremi di un vero e proprio reato, ossia quello previsto e punito dall’art. 610 c.p., di violenza privata.

Cosa prevede l’articolo 610 c.p. in sintesi.

La norma citata punisce con la reclusione fino a quattro anni il la condotta di chi, mediante violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa. Per questo,  anche comportamenti apparentemente innocui potrebbero integrare il reato di violenza privata, proprio come nel caso del parcheggio “selvaggio” ed indisciplinato.

Decisioni e posizione della giurisprudenza. Casistica.

Sul punto, anche la giurisprudenza ha confermato in molte situazioni  la condanna per quegli automobilisti  considerati “selvaggi”, ascrivendo loro il reato di violenza privata ex 610 c.p. . Ciò sulla base del fatto che le vittime erano costrette a tollerare codesti parcheggi indisciplinati, subendo così una violazione della propria libertà morale e/o di autodeterminazione

Proprio in questo senso, ha statuito la  Corte di Cassazione con sentenza n. 8425/2013, in cui i Giudici hanno precisato che il delitto di violenza privata è integrato anche dalla condotta di chi parcheggia la propria auto dinanzi a un fabbricato, bloccando il passaggio ed impedendo l’accesso, poiché “ai fini della configurabilità del reato in questione, il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e di azione“.

Per lo stesso motivo, è stata ritenuta punibile anche la condotta di chi blocca un’altra vettura con la propria. Infatti, secondo un’ulteriore pronuncia del 2015, è colpevole di violenza privata anche l’automobilista che parcheggia l’auto così da ostruire l’unica via che consente il passaggio di un’altra vettura per entrare ed uscire da casa o dal parcheggio. 

Ancora,  anche un parcheggio irregolare posto in essere in area condominiale può comunque integrare il reato di violenza privata in parola. Su questo tema la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16571/2006, si è occupata di una situazione che però presentava caratteri maggiormente intuitivi. In quest’occasione ha stabilito cioè, che fosse intenzionale per il reo esaminato la condotta di mantenere il proprio veicolo all’interno di un’area condominiale (per giunta diversa da quella appartenente al proprio condominio) in modo tale da impedire all’offeso di  transitare con il proprio veicolo per uscire sulla pubblica via, rifiutando reiteratamente di liberare l’accesso

Secondo la sentenza n.  53978/2017, poi, un altro caso in cui la condotta posta in essere può integrare il reato di cui al 610 c.p. di violenza privata, è consistito nel parcheggiare il proprio veicolo talmente vicino ad un altro, da non consentire al conducente di quest’ultimo di potervi entrare e costringendolo a scendere dal lato passeggero.

Infine, è rinvenibile un ulteriore caso di violenza privata da parcheggio in cui, peraltro,  si abbassa la soglia di punibilità. Si tratta dell’ipotesi contenuta nella sentenza della Corte di Cassazione n. 17794/2017 e relativa alla casistica degli spazi parcheggio riservati ai disabili. In tali casi, infatti, non occorre che si impedisca la marcia di un’altra auto, come nelle situazioni precedentemente riportate, ma è sufficiente che sia impedito al veicolo del disabile di parcheggiare nel posto a lui riservato, a nulla rilevando che quest’ultimo potesse parcheggiare in un altro posto libero in prossimità.

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