Il biotestamento

Cos’è il testamento biologico (o biotestamento)?

Si tratta di un tema che tratta del fine vita e che ha lo scopo di tutelare la libertà di ciascun individuo rispetto alla scelta di ricevere o meno i trattamenti sanitari. E’ su questi punti che è stata recentemente approvata una legge composta di otto articoli in argomento che, si specifica, non riguarda eutanasia e suicidio assistito. Si tratta della l. n. 22 dicembre 2017, n. 21.

Come si comprende, pare utile affrontare il tema dal punto di vista della terminologia più rilevante in quanto risiede lì la maggiore confusione.

Il consenso informato è definito come “Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile”. Di qui ne deriva che esso consiste nell’autorizzazione concessa dal paziente a ricevere un dato trattamento sanitario, in seguito alla ricezione delle necessarie informazioni da parte del personale sanitario sia rispetto al proprio stato di salute che relativamente al trattamento che subirà.

Sul punto, l’art. 1 della nuova legge prevede che il paziente ha diritto di rifiutare in tutto o in parte i trattamenti e di revocare il consenso eventualmente prestato in qualsiasi momento.

Le Dat – Disposizioni anticipate di trattamento costituiscono l’espressione delle convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari e sono il c.d. testamento biologico o biotestamento. Queste possono essere rese anticipatamente ed opzionalmente da ogni soggetto maggiorenne capace di intendere e di volere. Essi, pertanto, possono decidere se accettare o rifiutare le “scelte diagnostiche o terapeutiche” ed i “singoli trattamenti sanitari”, incluse nutrizione e idratazione artificiali. Inoltre, in base al neo introdotto testo di legge, è prevista anche la facoltà di nominare un fiduciario che rappresenti il paziente e ne faccia le veci in fase di interazione con i medici, che a loro volta sono tenuti a rispettare le Dat del paziente. Su quest’ultimo punto, però, è stata anche introdotta la possibilità di rivalutare le Dat con la persona del fiduciario, in ipotesi di  introduzione di nuove terapie che possano “assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita” e che non erano esistenti o disponibili nel momento in cui sono state rese le Dat. In base a questa disposizione, quindi, vengono amplificati i poteri del fiduciario, pur xse solo in presenza delle ipotesi appena indicate.

L’accanimento terapeutico si configura in ipotesi di prognosi infausta a breve termine o di morte imminente, quando venga posta in essere un’ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure. In base al nuovo testo normativo, il personale sanitario deve astenersi dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati, essendo piuttosto tenuto a porre in essere le opportune terapie per diminuire le sofferenze del paziente fino a condurlo alla sedazione profonda continua, quando i sintomi si manifestino in modo non ricettivo delle terapie.

Sul punto occorre precisare che, pur in presenza di rifiuto o revoca del consenso del trattamento sanitario, dovrà essere comunque garantita una terapia del dolore “con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l’erogazione delle cure palliative di cui alla legge 15 marzo 2010, n. 38”.

La sedazione profonda continua rappresenta una forma di terapia del dolore e delle cure palliative che hanno lo scopo di diminuire le sofferenze del paziente terminale. Essa però non ha nulla a che vedere l’eutanasia o il suicidio assistito, pur potendo portare alla perdita di coscienza del paziente.

La nutrizione e idratazione artificiali sono trattamenti medici a scopo terapeutico o preventivo che, come tali, richiedono il consenso informato del paziente che potrà accettarli o rifiutarli.

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