Parlando di ius soli, ius sanguinis, ius culturae…

Quadro generale e ius soli.

La legge in vigore in Italia è datata 1992 ed è la n. 91. In base ad essa si considera cittadino italiano chiunque abbia almeno un genitore italiano, senza distinzioni tra chi nasce in Italia e chi nasce all’estero. In pratica, la cittadinanza si basa sullo c.d. “ius sanguinis” (diritto di sangue), che fa derivare la cittadinanza da quella dei genitori. I cittadini stranieri residenti in Italia possono diventare italiani per naturalizzazione o per matrimonio.

La legge numero 91 del 1992 ha rafforzato il principio dello ius sanguinis, avendo come ratio e fondamento quella di favorire gli italiani all’estero, cioè coloro che discendevano dagli emigrati italiani.

Quanto alla naturalizzazione dei cittadini di nazionalità straniera, invece, la riforma da una lato ha ridotto da cinque a tre anni il tempo in cui i discendenti degli italiani che vogliono ottenere la cittadinanza devono risiedere in Italia, consentendo loro di mantenere il doppio passaporto, mentre per i cittadini di Paesi non europei ha previsto la necessaria residenza nel territorio dello Stato italiano per dieci anni, aumentando la precedente soglia di cinque anni), così creando un divario tra trattamento dei discendenti degli italiani residenti all’estero e stranieri residenti in Italia anche da lungo tempo.

La legge del 1992, inoltre, ha reso più difficile per i figli dei cittadini stranieri acquisire la cittadinanza italiana, perché ha introdotto l’obbligo di residenza continuativa e legale nel paese fino al compimento del diciottesimo anno di età. Con la riforma del 1992, il matrimonio è diventato uno dei principali canali di accesso alla cittadinanza, essendo  sufficiente essere coniugati con un soggetto italiano da sei mesi, termine poi annullato a due anni nel 2009.

Ius sanguinis.

Le proposte di riforma della legge sulla cittadinanza per gli stranieri residenti sono state molteplici e non sono andate in porto sino alla riforma del 2015, quando il 13 ottobre, dopo una lunga discussione parlamentare, è stata approvata una riforma che ingloba una legge d’iniziativa popolare assiema ad un’ulteriore ventina di proposte di legge. Ciononostante, le norme che stabilisce il principio dello ius soli, sia pur se temperato, nonché il nuovo ius culturae, sono rimaste bloccate in Senato per ora non approvate.

Ius culturae.

In pratica, nella citata ultima proposta di legge la vera innovazione è l’introduzione dello ius culturae: il principio che fa dipendere la cittadinanza dal fatto di aver frequentato le scuole nel paese dove si risiede prima dei dodici anni.  Per l’effetto, si nota come l’idea di fondo della riforma consiste nel fatto che lo ius soli, lo ius sanguinis e lo ius culturae devono essere integrati tra loro. Per questo, per la nuova legge si prevede che ha lo status di cittadino chi ha i genitori italiani, chi è nato in Italia da immigrati che risiedono da molti anni nel paese e soprattutto chi ha frequentato la scuola italiana.

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