Scuola, privacy, tutela dei dati e GDPR.

Ultimamente i Lettori del Blog di Legale Utile hanno posto spesso la domanda se è corretto che numerosi istituti scolastici stiano decidendo di non permettere più la realizzazione dei CD o raccolte di riprese fotografiche e/o audiovisive di fine anno

Nella maggior parte dei casi i genitori riportano che la ragione a loro esposta a sostegno del divieto è rinvenibile nel nuovo GDPR. Tale norma è entrata in vigore il 25 maggio 2018. In particolare, numerosi istituti baserebbero la loro posizione sul fatto che le riprese sarebbero consentite solo per finalità strettamente connesse allo svolgimento dell’attività scolastica.

Quest’ultima non sarebbe riscontrabile nella realizzazione e consegna ai genitori del video/raccolta di immagini.

Ma è davvero così? Ebbene, la situazione non è poi così oscura, pur se la materia è “nuova” e le sentenze ancora poche. 

Sarà sufficiente leggere attentamente le norme del GDPR, nonché alcuni documenti preliminari indicati dal Garante Privacy. 

Ciò, unitamente al buon senso e all’assunzione di responsabilità da parte dei soggetti chiamati all’applicazione concreta della normativa, consentirà di sopperire a decisioni troppo restrittive e non in linea con il senso della normativa. 

Cosa dice il GDPR.

Sullo specifico punto in esame, nulla di veramente esplicito. 

La norma, grandemente tecnica, recita i principi di base. Inoltre, introduce una terminologia più chiara, maggiori diritti e doveri, in particolare in materia di rettifica e cancellazione, nonché di informativa. Ciò con lo scopo di rendere tali prerogative concretamente esercitabili dall’avente diritto. Il tutto, però, lungi dal voler porre divieti, veti o simili.

Anzitutto, va sottolineato che il precedente Codice Privacy (D.Lgs. n. 196/2003), conteneva una suddivisione tra condizioni di liceità applicabili a soggetti privati e condizioni valide per i soggetti pubblici (Capo II). 

Il GDPR, invece,  non contiene una formale bipartizione tra titolari pubblici e privati e non contiene nemmeno norme specifiche dedicate al settore privato e pubblico. Piuttosto, il testo normativo in esame si occupa in generale delle condizioni di liceità del trattamento (articoli 6 e 9, comma 2, per i dati sensibili). Al più, risultano individuabili norme che in concreto riguardano esclusivamente lo svolgimento di attività pubbliche. 

A parte questo, sulla base del GDPR non  è rilevante la natura pubblica o privata del titolare del trattamento. Ciò che conta è la tipologia di trattamento che scaturisce dall’attività svolta dal titolare.

Principi di base in ambito scolastico.

Studenti e famiglie devono sapere che ogni tipo di istituto, sia esso pubblico o privato, ha l’obbligo di far conoscere agli “interessati” come verranno trattati i loro dati personali.

Occorre, cioè, che le suddette parti siano rese edotte, attraverso un’adeguata informativa, di quali dati verrano raccolti, per quale fine e come saranno utilizzati. Inoltre, andranno inseriti gli ulteriori contenuti descritti negli articoli Regolamento Europeo protezione dati personali n.2016/679 (GDPR) e Pronti, partenza, via! Da oggi in vigore il nuovo GDPR sulla Privacy. Tali contenuti riguardano la possibilità di rettificare i dati e di opporsi al loro trattamento, richiedendone eventualmente la cancellazione.

Indicazioni del Garante.

Nel Decalogo a disposizione del cittadino si ricorda che, in materia di scuola e privacy, il Garante stabilisce che cellulari, tablet e smartphone sono consentiti per uso personale e nel rispetto delle persone.

Inoltre, di base, è consentito registrare le lezioni.

Esiste un divieto di diffondere immagini e video sul web, salvo che coloro che intendono procedere a tale attività dispongano del consenso esplicito ed espresso delle persone presenti all’interno della ripresa.

In tema di gite scolastiche, saggi e recite non si ritiene violata la privacy quando le riprese fotografiche ed audiovisive sono eseguite dai genitori e comunque per scopo familiare e personale, come accade per la foto di classe. Queste immagini potranno essere usate solo in ambito familiare ed a scopo personale. Qualora un soggetto intendesse pubblicarle online, occorrerà il consenso delle persone presenti nei video e nelle foto.

Ma in pratica è possibile eseguire riprese fotografiche o audiovisive? Ed è possibile pubblicarle online?

Ebbene sì, pur se con razionalità e assennatezza  e sempre in presenza del consenso strutturato come descritto.

Quali sono le fonti a supporto di una simile risposta?

Pur mancando al momento una direttiva specifica da parte del MIUR e quindi risultando la materia in divenire, tale risposta è possibile attraverso la lettura del GDPR, alcune pronunce del Garante ed alcune sentenze.

Tra i documenti del Garante va segnalato il decalogo già parzialmente riportato sopra, nonché il documento “La scuola a prova di privacy” dell’ottobre del 2016 ed una Guida aggiornata all’ottobre 2018.

Quanto alle sentenze, se ne rinviene una del Tribunale di Mantova del 2017 . Essa stabilisce la necessità del consenso prestato da entrambi i genitori, anche se separati o divorziati al fine della pubblicazione del materiale sul web e sempre che tale attività non comporti un pregiudizio per il minore.  

Infine, va ricordato come  già la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata in Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176, introduceva il tema, garantendo la posizione del minore,  con l’articolo 3 che recita “In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente” e con l’articolo 16 che recita “Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione.
Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti”.

Come fare in concreto?

In pratica, ai fini di una legittima pubblicazione, occorre rispettare i nuovi principi di legittimitàproporzionalitàchiarezza e semplicitàtrasparenzadurata del consenso e accountability.

Occorrerà, quindi, che la scuola predisponga una c.d. liberatoria, ovvero informativa allegata al consenso al trattamento da sottoscrivere. Essa dovrà essere scritta in maniera semplice e comprensibile, indicando con chiarezza la finalità legittima e riconducibile all’attività scolastica (come ad esempio le riprese volte a documentare il Piano dell’Offerta Formativa posto in essere dalla scuola).

Inoltre, le riprese dovranno rispondere al requisito della proporzionalità e la foto/video dovrà essere commisurata al fine per cui essa è scattata. Sul punto si ritiene che, ad esempio, un primo piano non sia proporzionato alla finalità di documentare un’attività didattica in generale. Infatti, in simili casi sarebbe sufficiente una ripresa di gruppo.

Ancora, occorre che nell’informativa/liberatoria sia indicata la durata del consenso prestato e cioè per quanto tempo lo si sta conferendo, specificando che è possibile rettificare il consenso ed i modi per farlo.

Infine, andrà inserita anche l’accountability e cioè le protezioni offerte in relazione alla pubblicazione (utilizzo familiare, utilizzo in area riservata, utilizzo in social non pubblico…).

Highlights fondamentali cui prestare attenzione.

Di seguito si riportano solo alcuni punti, pur se essenziali, cui le scuole dovranno adeguarsi in tema di privacy, evitando inutili divieti perentori.

Occorre il consenso di entrambi i genitori, anche se separati o divorziati, per la pubblicazione delle riprese di qualunque genere.

Non deve mai sussistere pregiudizio per il minore, generato dalla pubblicazione.

E’ consentita la foto di classe ad uso familiare.

Sì alle riprese che documentano l’attività didattica, purché  non contengano primi piani (consigliabile  il gruppo) e siano eseguite in presenza di consenso.

Sì alla pubblicazione, ma solo in presenza di liberatoria strutturata, ben articolata e conferita dai soggetti come riportato sopra, corredata della copia dei documenti d’identità.

Protezione  del materiale in aree riservate o in pagine social con impostazioni della privacy non “pubbliche”.

Rischi pratici.

Ci sembra doveroso dare almeno un cenno al principale rischio pratico cui si può incorrere in pratica e che riguarda la pedopornografia.

Infatti, una volta che la scuola e le altri parti coinvolte abbiano rispettato tutte le regole in tema di privacy e protezione dei dati, rimane sempre la possibilità che le regole vengano violate da un eventuale soggetto che decida di utilizzare le immagini o le riprese senza il consenso di tutti i protagonisti ivi contenuti, per esempio “postandole”. In questi casi, pur se il soggetto sarà perseguibile sotto vari profili, ammesso che ce se ne accorga, il reale pericolo è che le immagini siano pescate, modificate ed utilizzate a fini pedopornografici. 

Tale rischio, però, non costituisce un’innovazione introdotta dal GDPR, in quanto sussiste da sempre.

Poiché il presente articolo costituisce una descrizione necessariamente non completa del tema, per maggiori informazioni siete invitati a contattarci

Oppure è possibile visionare ed acquistare il prodotto liberatoria/informativa consenso.

 

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